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Update o rivoluzione?
Ogni nuovo capitolo di PES viene atteso con frenesia dal pubblico. Eppure, ogni anno c’è una sorta di tensione per il lavoro svolto dai programmatori, una paura, che di volta in volta viene fugata, di trovarsi di fronte ad un mero update rispetto al predecessore. E’ lecito infatti per il giocatore temere che, nella volontà di presenziare annualmente negli scaffali, i programmatori non riescano a dare al nuovo capitolo quella carica di novità e migliorie in grado di giustificare la spesa degli oramai canonici settanta e passa euro, grazie ad Halifax che gentilmente ne fa lievitare il prezzo. Proprio quest’anno, pare sia la prova del nove: dopo un anno di rodaggio, PES sbarca su tutte le console di nuova generazione, e per la seconda volta su Xbox 360, con il compito di non apparire una mera conversione in alta definizione dalle versioni 128 bit, ma far valere il fattore next-gen. La versione PS2 invece, se non può certo sperare in un salto grafico decisivo, ripone tutte le proprie speranze nel gameplay. Vediamo insieme il risultato.
Purtroppo, a pochi giorni dall’uscita dei negozi, arriva un’intervista del creatore Shingo 'Seabass' Takatsuka che afferma come egli non sia soddisfatto del lavoro svolto. Una doccia fredda. Non di meno, ammette come la corrente versione non sia ancora stata sviluppata principalmente su piattaforme next-gen, quindi dovremo attendere il prossimo anno perché il gioco venga sviluppato prima su PS3, poi convertito su console minori. E non viceversa. Gli utenti PS2 comincino quindi a festeggiare. PES 2008 è, come ogni anno, un passo in avanti rispetto al passato. In termini grafici si registra la presenza di una vagonata di animazioni inedite, ed una maggiore pulizia grafica che lo pone un gradino sopra la precedente versione. Le migliorie riguardano poi il campo da gioco, gli spalti, le reti e la realizzazione dei vari calciatori, decisamente più convincente che in passato. Ma sappiamo che in un titolo come Pro Evolution Soccer, la grafica passa in secondo piano, e la giocabilità prende il sopravvento.
Fortunatamente, le migliore insite nella giocabilità fanno apparire PES 6 come un vecchio ricordo, anche se qualcuno potrebbe avere da ridire sull’eccessiva velocità dell’azione di gioco. Il primo fattore che salta agli occhi dello spettatore è la fisica del pallone, nonché dei giocatori in campo: la serie prosegue il suo cammino verso il realismo, ed il passo in avanti fatto non è certo marginale. Pallone e giocatori vivono sempre meno in simbiosi, e rimpalli, sfera che schizza e fisica di quest’ultima risultano ben più verosimili e meno prevedibili che in passato. E’ l’azione di gioco stessa ad essere meno prevedibile, a lasciare sempre più spazio alla volontà del giocatore, sia che si giochi contro un amico o contro la CPU. Dribblare è una pratica ora più redditizia, e forse addirittura troppo facile è sfruttare le fasce laterali per andare al cross. Nonostante questi scompensi, la cpu ha subito un’impennata nell’intelligenza artificiale, essendo ora in grado di costruire trame più complicate ed efficaci, adattarsi al gioco dell’avversario e sfruttare quelle che sono le sue debolezze. Ma quel che potrebbe far storcere il naso è proprio la velocità di gioco in generale che ha subito un’impennata, forse eccessiva. Il sistema di controllo è rimasto pressoché invariato, e quindi perfetto, con l’aggiunta però di due new entry: trattenuta della maglia e simulazione. Entrambe, ovviamente, non hanno bisogno di grosse presentazioni, e ci limitiamo a dire che si inseriscono perfettamente nel gameplay senza creare scompiglio. La simulazione si effettua premendo in contemporanea i tasti LT+LB+RB (con la configurazione base) e fortunatamente pare funzionare solo in occasioni circoscritte: non è certo un valido sotterfugio per ottenere rigori regalati. Tacendo poi di un nugolo di nuovi giochetti da baraccone presi a prestito dagli ultimi spot della Nike, sottolineiamo alcune papere dei portieri degne del grande Dida (portieri che hanno la propensione di respingere la palla sempre dentro l’area), alcune azioni di gioco condite da un numero incalcolabile di rimpalli, ed altri errori di poco conto atti a sottolineare il lato umano dei giocatori. I tiri invece sono stati sensibilmente migliorati, con la barra della potenza che acquista maggior senso e la possibilità dalle lunghe di stanze di effettuare dei bolidi ora più verosimili. Anche la dinamica della staffilata appare assai più realistica che non in passato.
Un passo in avanti riguarda i menu, ora grondanti di stile senza peccare in praticità. Ma alla fine si tratta dei soliti fattori di contorno, dell’aumento delle squadre, di una Master League più corposa ma che comunque alla fine svolge sempre il medesimo risultato. Volendo concludere, PES 2008 non è certo quella rivoluzione che i più aspettavano. Le migliorie sono presenti, ma non sono tali da giustificare, agli occhi del giocatore pignolo, la spesa per un nuovo titolo pagato a prezzo pieno. Per gli altri, che di anno in anno vogliono sempre la versione aggiornata e migliorata, PES 2008 farà certamente al caso loro e non gli dispiacerà nemmeno un poco.
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