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Ecco arrivare per voi dalla Human Head un gioco che mancava decisamente nel panorama videoludico. Se quanto accadeva nel vecchio far west era vostra passione eccovi accontentati con questo sparatutto in soggettiva che vi catapulterà direttamente nel XIX secolo dove l'unica legge possibile era dettata da colpi di pistola e duelli all'ultimo sangue.
Finalmente arriva nel vasto parco degli sparatutto in prima persona un titolo non ambientato in nessuna Grande Guerra ne su di un qualsivoglia pianeta sparso nell'universo, ma, nella sfida alla trovata più originale che ormai gli sviluppatori sono costretti a rincorrere, ci ritroviamo proiettati nel vecchio e caro Far West, periodo e luogo in cui la Human Head, ha deciso di ambientare il suo nuovo gioco: Dead Man's Hand. Non è una novità assoluta, infatti la Lucas Arts ci aveva già provato con il discreto Outlaws qualcosa come sei anni fa, ma da allora non si era più visto niente, tranne una modification di Half Life. Da dove possiamo iniziare il nostro resoconto? Beh, possiamo partire col descrivervi quali sono le vicende narrate e che danno spunto all'evolversi di Dead Man's Hand. Come noi, durante le sessioni di gioco effettuate per poter descrivere questa recensione, anche voi vestirete i panni (piuttosto polverosi!!!) di El Teion, un pistolero senza eguali, appartenente alla temibilissima banda dei Nove, che consacrerà tutta la sua vita nella ricerca della vendetta. Sete di vendetta provocata proprio dai compagni della Banda dei Nove, dopo il loro tentativo di eliminarlo a seguito di un tradimento e che sarà placata solo quando tutti i suoi ex compagni non avranno almeno un metro di terra tra loro ed il cielo.
Eccovi spiegato lo spunto che da il largo alle avventure che vivrete in questo gioco, e che vi faranno attraversare gli Stati Uniti in più di venti missioni ambientate tra città fantasma tipiche del Far West, miniere, duelli, saloon, deserti, colline del sud-ovest e battelli a Vapore sul Mississipi. Inutile dirvi che nello svolgimento del gioco, ogni due/tre missioni, si giungerà allo scontro con un componente della banda, fino ad arrivare al capo nel duello finale. A questo proposito una chicca che vogliamo svelarvi è che dovrete cimentarvi in scontri in sella ad un cavallo. Per quanto riguarda la giocabilità e lo stile di gioco non siamo lontani dalla classica impostazione degli sparatutto e quindi l'accoppiata mouse più tastiera la fa da padroni. I comandi e gli accorgimenti sono i più comuni tranne per il fatto che non potrete salvare a vostro piacimento, venendo ricordato solo il passaggio di ogni livello. Detto questo ci permettiamo di sconsigliare la modalità "Facile" per quanto riguarda il single player, pena il ritrovarsi alla fine del gioco in meno di cinque ore a causa dell'estrema facilità negli scontri dovuta alla costante linearità nell'evolversi della storia. Quindi...uomo avvisato. Una volta installato e configurato si passa così, al lancio di una nuova partita, con la possibilità di scegliere tra le armi storiche riprodotte, come il fucile Vesterner Carabiene o il Lewis Revolving Rifle oppure la pistola Peacemaker e la Huntley Thunder, non subito tutte disponibili, ma che si sbloccheranno nel susseguirsi dei livelli. Prima di entrare in partita vi segnaliamo poi la seconda chicca di Dead Man's Hand: gustosissime ed emozionanti partite a poker prima di ogni missione per cercare di accumulare munizioni ed energia a volontà... buona fortuna quindi a tutti voi!!! Entrati finalmente in gioco ci si accorge purtroppo ben presto che, pur essendo abbastanza divertenti, i livelli scorrono sul monitor su percorsi programmati. I nemici saranno gestiti esclusivamente da script sempre uguali e quindi li ritroveremo spesso nelle solite posizioni ad aspettare le nostre mosse, fatta eccezione per alcuni ben appostati, anche in posizioni subdole e di difficile localizzazione. L'interazione con gli elementi di gioco è poi limitata ad alcuni barili di esplosivo, che possiamo fare esplodere, ed ad alcune funi e catene che, se rotte sotto i nostri colpi, attiveranno carambole predisposte per l'uccisione dei nemici. Giocandoci ci siamo comunque divertiti e in questo l'ambientazione ha senza dubbio contribuito, infatti, e qui ci spostiamo all'analisi del lato tecnico di questo gioco, pur non essendo costruito su di un motore di ultimissima generazione, trattandosi nientemeno che di quello del primo Unreal, la resa grafica nel suo insieme è discreta. Per rendere giustizia al Far West, tutto è sbilanciato verso il marrone ed i colori slavati, gli ambienti sono polverosi ed i nemici hanno la carnagione sempre molto scura. Un piccolo dubbio ci resta per quanto riguarda i vestiti dei personaggi che staccano un po' troppo rispetto all'ambiente che li circonda dandoci come la sensazione che i personaggi che incontriamo durante il gioco siano delle sagome da colpire non appena compaiono, un po' come essere di fronte ad un tirassegno. Non siamo riusciti a capire però se è stata una scelta dei programmatori per rendere più allegro il gioco oppure un difetto di programmazione. La scelta di utilizzare il motore grafico del primo Unreal è ottima se rapportata alle prestazioni dei PC odierni, non dando mai problemi di stabilità ad ogni risoluzione, senza nessun calo di frame rate, anche se dopo poche sessioni di gioco ci fa sentire la mancanza degli effetti speciali presenti ormai in tutti gli ultimi videogiochi. La sensazione è che l'ambiente in cui si gioca abbia un sapore di costruito e gommoso. Anche l'interazione con l'ambiente è limitata dalle scelte dei programmatori: un'unica via per percorrere i livelli, pochissimi oggetti utilizzabili e una fisica di gioco inesistente o meglio limitata all'uso di script. L'utilizzo del motore di Unreal II avrebbe reso questo gioco sicuramente migliore, probabilmente la licenza per il suo utilizzo era però molto più costosa... La colonna sonora è molto orecchiabile e mai monotona; i suoni ambientali, dal parlato ai rumori delle armi, sono ben campionati ed adatti a ciò che si vede sullo schermo. Simpatici anche alcuni dialoghi un po' sbruffoni. Come già detto la longevità in single player è davvero limitata a meno che non si affronti il gioco nella modalità difficile. Si spera nei fans e nelle modalità multiplayer, dal classicissimo Deathmatch, alla gustosa modalità Ricercato per finire con una modalità cooperativa per resistere ad attacchi nemici. Resta da vedere se il popolo dei giocatori online non punti però solo ai grossi titoli dedicati alle sfide in rete.
In conclusione Dead Man's Hand promette un sano divertimento con le sparatorie da vecchio west. La struttura di gioco è molto semplice e lineare, aspetto che ai giocatori più esigenti potrà sembrare un limite. Manca un motore fisico adeguato e c'è sempre la sensazione di essere in un ambiente artificioso e poco vero. Ci resta il dubbio che alla Human Head abbiano deciso di sviluppare un gioco non troppo serioso ma che punti tutto sul divertimento. Consigliato comunque a chi vive di pane e western... e poi, a dire il vero, sui nostri monitor sono apparsi giochi ben peggiori! Alla prossima.
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