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Siete dei nostalgici delle avventure di Capitan Harlock? Allora questo potrà interessarvi visto che si tratta di un compromesso tra l'epoca dei pirati e la avventure di fantascienza.
Antefatto
Nella città di Calli, una delle due città più grandi del mondo di Tonantzin, scoppia una terribile epidemia. Il grande consiglio reputa che l'unica speranza per la città sia affidarsi agli straordinari poteri magici della perla verde. Nessuno ricorda da dove essa sia giunta e, ma il fatto che essa racchiuda qualche potere benefico è un fatto noto da secoli.
Viene prontamente organizzata una spedizione con lo scopo di recuperare la perla e portarla nella sfortunata città; a capo della nave scelta per la missione (il Nautiflyius) vi è il capitano Lamat, un uomo dalla lunga esperienza e dal grande carisma.
L'equipaggio è formato dagli uomini e le donne più valide di tutto il mondo di Tonantzin, pronti ad affrontare questa difficile e pericolosa missione, in una terra sconosciuta ed inospitale.
In particolare, sono stati scelti quattro uomini per formare un gruppo speciale della nave di Lamat, pronti ed addestrati a tutto.
Durante la sua rotta, il Nautiflyius si schianta sulla cima di uno strano edificio, in un'area conosciuta come la Zona Proibita. Le cause del forzato atterraggio sono da attribuirsi ad una forza misteriosa che ha preso il controllo della nave.
Il capitano Lamat incarica un membro dell'equipaggio d'esplorare la torre e trovare del carburante per la nave, nel frattempo il resto dei suoi uomini si dedica alle riparazioni del vascello.
Riuscirà questo eroe a recuperare il carburante necessario?
Ma soprattutto, che insidie si nascondono in questa torre dall'aria così inospitale?
Il gioco
Gli indizi che ricordano le avventure della nota serie TV sono parecchi, lo scafo-astronave dal suggestivo nome di Nautiflyius (dal chiaro riferimento al sommergibile di "Ventimila leghe sotto i mari"), i numerosi personaggi stile marinaresco un po' filibustieri e tutta una serie di piccolezze che si incontrano durante tutto il gioco.
La storia è un po' povera di contenuti, il solito oggetto magico da recuperare che ci permetterà di salvare il nostro popolo... capiamo che trovare qualcosa d'originale sia ormai quasi impossibile, ma almeno sforziamoci!
L'ambientazione del gioco rimane un po' vaga, ci troviamo in questa costruzione sospesa nell'oscurità più assoluta dove praticamente il peggiore nemico è il vuoto in cui spesso finiamo per cadere; vi sono poi qualche costruzione dallo stile po' medioevali, qualche chiave e altri oggetti da recuperare durante i nostri passaggi da un sottolivello all'altro.
Cominciamo a parlare dell'aspetto grafico (ormai diventato il vero "specchietto per allodole"): i programmatori hanno creato una vastissima varietà di ambienti ed oggetti, ma ogni cosa è realizzata in maniera un po' pedestre con pochissimi poligoni che conferiscono al tutto un aspetto povero e desolato. La stessa impressione è data anche dai personaggi, che anche se spesso molto originali, sono caratterizzati da pochi poligoni. Nonostante tutto, il risultato ottenuto è accettabile, anche se non esente da critiche.
Per svolgere la nostra avventura, abbiamo a disposizione quattro personaggi diversi a parole ma molto poco a fatti. Qualcuno può disporre di magie, cambiano alcuni valori (esperienza, spirito, etc.) ma le differenze all'atto pratico sono veramente irrisorie.
I personaggi standard sono:
La cartografa Julia Chase, il capo ingegnere Maxx Avok, l'arcivescovo Solaar e il caporale Ike Hawkins.
Possiamo aggiungere (digitando i loro nomi nel menù d'avvio) i due personaggi Sophia Hawkins (sarà la sorella?) e Karma, un ex-deviante (che sarebbe una specie di mostro).
I nemici non sono quasi mai un ostacolo insormontabile, gli unici veramente tosti sono i "cattivoni" che si trovano alla fine di ogni quadro, non tanto per la loro pericolosità ma piuttosto per il gran numero di munizioni necessarie per eliminarli.
Durante i combattimenti apparirà sopra i nemici un indicatore del loro stato di salute, piccolo per i mostriciattoli minori ed immenso peri mostri finali.
Gli effetti sonori sono pochi e non di alta qualità: abbiamo notato che spesso hanno un sottofondo "metallico" che ne limita la credibilità.
I dialoghi, contrariamente, sono chiari e facilmente comprensibili, purtroppo non sono tantissimi e quindi non sono quasi considerabili in una valutazione globale del gioco.
|rigth|8
O.D.T. è suddiviso in nove livelli e un gran numero di settori minori, ma non è possibile salvare le partite quando più desideriamo ma solo in alcuni punti particolari.
Nel caso si muoia sarà necessario ricominciare il livello o, riprendere da alcune pedane di color verde che troveremo di tanto in tanto.
Riassumendo, la durata del gioco è quindi condizionata da pochi fattori: i nemici incredibilmente caratterizzati da un'IA assente, gli oggetti in bella vista e i semi-puzzle davvero deludenti nella loro semplicità.
Parliamoci chiaro, O.D.T. non ci ha convinto e allo stesso tempo non ci ha deluso: si tratta di un gioco con cui è possibile trascorrere qualche momento di distrazione, ma se l'obiettivo del gioco (mi auspico e credo) è quello di permettere a noi accaniti giocatori di godere di un po' di spensieratezza, perché complicarci la vita impedendo di salvare dove vogliamo?
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