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The Suffering - Playstation 2 (Recensione)
a cura di
Roberto Demontis (Giugno 2004)
Piattaforma: Playstation 2
Software House: Midway
Sviluppatore: Surreal Software
Distributore: Leader
Genere: Avventura/Arcade
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  • 7
    7,2


    Argomenti Correlati per Playstation 2: Scheda | Trucchi

    Questo gioco è disponibile anche per: Pc | Xbox

    L'orrore si è impossessato della prigione di Abbott. Non riusciamo a ricordarci nulla del nostro passato, eppure siamo rinchiusi nel braccio della morte. La follia avrà la meglio sulla nostra ragione?

    Siamo stati rinchiusi nella prigione di Abbott sull'isola di Carnate. Non abbiamo ricordo di quello che ci è successo, ma ci dicono che il nostro passato è macchiato dal sangue dei nostri familiari che abbiamo brutalmente ucciso. Per questo siamo rinchiusi nel braccio della morte. Ma qualcosa succede, e i demoni che si celano dietro le terribili nefandezze di questa prigione, si risvegliano.
    Noi impersoniamo Torque nel difficile compito di fuggire dall'inferno scatenatosi all'interno di Abbot. Ma il delirio incomincia proprio dai confusi ricordi celati nella
    nostra mente.

    The Suffering è uno sparatutto 3D con visuale in terza persona. Niente di particolarmente originale, lo diciamo sin da subito. Si avanza nei livelli che risultano abbastanza lineari e si eliminano tutti i mostri e demoni che ci sbarrano la strada. Poca originalità anche nell'arsenale bellico composto da pistole, un mitragliatore e un fucile a pompa, più qualche arma bianca come un coltello un ascia, questi ultimi ben poco efficaci per debellare intere orde demoniache. Non manca qualche oggetto da utilizzare in sporadiche occasioni, come devastanti candelotti di dinamite o delle granate flash capaci di accecare i nemici per qualche istante.
    Anche se nella struttura di gioco non vi è niente di particolarmente nuovo (anzi il gioco ci ha ricordato in più di una occasione le fasi oniriche di Max Payne e il vetusto Extermination), quello che rende interessante questo The Suffering è la scenografia di contorno. Sin dai primi minuti quando si viene rinchiusi nel braccio della morte si viene investiti, è il caso di dirlo, da un linguaggio crudo e violento come mai ci era capitato di ascoltare in un'altra produzione videoludica. Incitamenti da parte dei nostri compagni di cella, richieste di aiuto, tutto è basato su un linguaggio non certo forbito, comune ai film americani d'azione di serie B. Queste considerazioni non vogliono essere una critica al gioco, anzi, nonostante a qualcuno non piacerà sentire dei continui riferimenti al proprio "deretano" (il gioco è consigliato giustamente ad un pubblico adulto) è indubbio che il giocatore già dopo pochi minuti si senta immerso in una atmosfera lugubre, desolata, senza speranza. A tutto questo si aggiunga la crudezza di molte scene, con muri dipinti di rosso, cadaveri mutilati, continui flashback che richiamano la nostra vita passata e le atrocità, forse commesse. Diciamo che l'opera dei ragazzi della Midway è subito molto controversa. Il tema horror di questa produzione è sviluppato in maniera differente rispetto a quanto già visto in titoli che si fregiano del titolo di "survival-horror". Questa volta non è la resa grafica a impressionare il videogiocatore, ma i dialoghi nudi e crudi, e i flashback del nostro alter ego che lo destabilizzano, e lo portano sempre più vicino alla follia.

    Peccato che il motore grafico alla base del prodotto non sia maggiormente curato. Le texture sono decisamente piatte e i modelli poligonali approssimativi: certo rendono l'idea e in alcuni casi sono soddisfacenti, ma in generale il gioco sembra uscito un paio di anni fa. Quello che però non riesce a trasmettere il motore grafico, riesce a farlo la scenografia, le ambientazioni, tanto che la sensazione di essere rinchiusi in una prigione posseduta da spiriti è palpabile, e in più di una occasione il gioco è riuscito a farci provare quella tensione propria delle pellicole horror. Non male davvero.

    Peccato che The Suffering abbia anche degli innegabili difetti. Il gioco appassiona e strega il giocatore, ma al di la del motore grafico non eccezionale bisogna menzionare anche una difficoltà non esagerata (si può terminare il gioco in appena una decina di ore) e una scarsa varietà di demoni. Il fascino del gioco è indubbio e speriamo vivamente che altri giochi seguano l'esempio tracciato dalla Midway.

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