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Spikeout: Battle Street - Xbox (Recensione)
a cura di
Valerio Marongiu (Giugno 2005)
Piattaforma: Xbox
Software House: Sega
Sviluppatore: Sega
Distributore: Leader
Genere: Picchiaduro
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    4,4


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    A volte ritornano…

    Toh, chi si rivede! Spikeout, il picchiaduro a scorrimento di Sega uscito alla fine degli anni ’90 nelle migliori sale giochi, rivisto e riadattato alla piattaforma di casa Microsoft! Squillino le trombe! Già vedo i nostalgici amanti dei beat-em-up stile Final Fight tirare un sospiro di sollievo per la resurrezione di una categoria morta e sepolta da anni, e riesumata in questa festosa occasione. Sono anni ormai che questo filone di giochi, con spiccata propensione per il multiplayer, non facevano la loro comparsa, vuoi perché le software house non vi riponevano più le loro energie, vuoi per il mercato che aveva subito una brusca sterzata verso gli action più poliedrici o verso i picchiaduro ad incontri. In effetti solo Namco ha tenuto in vita la categoria introducendo nei suoi capitoli della saga di Tekken delle modalità a scorrimento, in onore dei vecchi tempi. Non più che un piccolo omaggio, flebile lumicino di vita, peraltro mal realizzato in ogni sua singola versione.

    Avendo il nuovo (si fa per dire) titolo Sega tra le mani, vien da chiedersi il perché di questa scelta, di questo voler riportare un gioco ormai vecchio di dieci anni ai giorni nostri. Francamente si fatica a trovare una risposta a questo interrogativo e a spiegarsi la ragione per cui non siano stati apportati cambiamenti radicali al titolo originale, se non un mero e peraltro superficiale restyling grafico. Il gioco in esame si presenta agli occhi degli utenti con un filmato di presentazione non certo esaltante, che ci da alcuni cenni sulla trama. Quest’ultima, assolutamente pretestuosa, vede il ritorno in città di Michael, ex capo di una banda di teppisti chiamata Spike Team, che dieci anni prima ha sconfitto la banda rivale del Team Inferno prendendo il controllo dell’intera città. Al suo ritorno, il protagonista nota con suo gran dispiacere che le cose sono cambiate, e che una nuova temibile banda terrorizza le strade. Ha inizio la ricerca dei vecchi membri dello Spike Team… Menar le mani, senza troppi fronzoli, ecco quello che si deve fare in Spikeout Battle Street, seguendo il classico stile di gioco dei picchiaduro a scorrimento vecchio stampo. Calci, pugni, prese e supermosse per spazzare via tutte le forze ostili, con la possibilità di raccogliere armi da terra, che spaziano da oggetti contundenti come mazze, palloni da basket, copertoni, a lanciafiamme. Lo schema di gioco a livelli, tipico della categoria da sala giochi è stato ripreso fedelmente estremizzandone i suoi aspetti più fastidiosi: livelli suddivisi in checkpoint, esiguo numero di vite, difficoltà elevata e impossibilità di salvare, se non a fine livello. Tutto normale se la curva di apprendimento fosse equilibrata, ma in questo titolo la difficoltà si attesta su livelli molto elevati, quasi frustranti e non è possibile in alcun modo selezionarne il livello. Quello preimpostato si abbassa da solo dopo che si sono perse due vite, ma anche in questo caso il gioco risulta parecchio complicato. E per aumentare il senso di sconforto le maggiori grane non sono date dall’intelligenza artificiale nemica, ma dal loro enorme numero, dall’impossibilità di parare tutti i colpi e dalle lacune della telecamera, che parecchie volte cambia di inquadratura in maniera fastidiosa e immotivata. L’interazione col fondale, assolutamente inesistente, rende il gioco monotono e poco appetibile.

    Una produzione, questa Sega, piena di azzardi e di scommesse impossibili, prima delle quali, quella di riportare un gioco così obsoleto ai giorni nostri facendo leva sui ricordi sbiaditi dei navigati amanti del genere. In secondo luogo non sarebbe costato poi tanto dare la possibilità di estendere l’esperienza in singolo anche al gioco multiplayer. Sia chiaro, con una compagnia massima di quattro amici sarà possibile prendere parte ai livelli sbloccati in singolo. Purtroppo però è stata negata l’opportunità di proseguire nel gioco in cooperazione, fattore che sicuramente avrebbe garantito una maggiore attrattiva e che probabilmente ne avrebbe levigato il giudizio finale. Il gioco in singolo è parecchio longevo, per trattarsi di un semplice beat-em-up a scorrimento e la sua enorme difficoltà costringerà i pochi temerari, capaci di chiudere un occhio per i numerosi difetti, a ripetere più e più volte lo stesso livello. Inoltre, oltre alla cooperazione parziale, che ha fatto storcere il naso, è presente anche la modalità Live.

    Non bastassero le mancanze del gameplay, ci pensa la grafica a rovinare anche le ultime speranze dell’utenza. Il lavoro che è stato compiuto per adattare agli standard di Xbox un titolo datato come questo si rivela superficiale e limitato ai soli personaggi, che acquistano in poligoni e armonia delle forme. Questi ultimi risultano discretamente caratterizzati e parzialmente ben animati. Solo in parte poiché ai buoni movimenti nelle fasi di combattimento si accompagnano le ridicole movenze negli spostamenti e nella corsa. I fondali sono l’aspetto della grafica che è stato lasciato maggiormente inalterato rispetto al gioco originale, tanto che per scarsità di particolari, assenza di elementi in movimento e livello di definizione delle texture, i personaggi “sparano” e sembrano essere inadeguati rispetto all’ambiente che li circonda. Anche il sonoro difetta clamorosamente, a partire dal parlato, inespressivo, inadeguato e mal doppiato, passando per gli effetti sonori poco azzeccati, per finire con le musiche, incalzanti, ripetitive e alquanto noiose.

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