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Winning Eleven 8: Liveware Evolution - Playstation 2 (Recensione)
a cura di
Valerio Marongiu (Aprile 2005)
Piattaforma: Playstation 2
Sviluppatore: KCET
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    8,0


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    Gli amanti del calcio e la comunità videoludica tutta devono tributare un dovuto e meritato applauso a Konami, capace di aver svolto un lavoro preciso e mirato, rivoluzionando il sistema di gioco di WE8 e PES 4 per dare alla luce la migliore simulazione di calcio di tutti i tempi. Diamo inizio alle danze.

    Winning Eleven è un continuo work in progress, un cantiere aperto dove a questo punto non si contano più le innumerevoli prove, i continui tentativi, le millanta versioni. Il lavoro dei KTYO è da sempre teso al miglioramento, e con applicazione e sacrificio, ma anche con qualche errore e alcuni giri a vuoto (Winning Eleven 7 International su tutti), la strada verso il soccer game totale, e verso la piena esperienza simulativa si riduce, la distanza si assottiglia e ci si avvicina alla concretizzazione dei sogni dei videogiocatori. Ogni anno sono almeno tre i titoli calcistici sfornati dalla software house nipponica, e pur essendo tutti e tre simili si dimostrano sostanzialmente differenti l’uno all’altro. Ciò la dice lunga sulla voglia di tentare, sulla ricerca per la miglioria, sulla voglia di aggiungere questa o quell’altra feature da parte della software house nipponica. E se il primo titolo dell’ultima serie, quel WE8, uscito nel lontano agosto 2004 rappresenta la vera novità rispetto al predecessore e PES 4 sia la sua trasposizione europea migliorata, corretta e aggiornata, WE8LE ne cambia totalmente l’impostazione di gioco. Già dalle prime fasi l’esperienza ludica lascia un leggero senso di dejà-vu, prendendo un pizzico della filosofia caratterizzante di WE7, che evidenziava un calcio fatto di uomini, non di eroi del funambolismo, l’esaltazione dell’errore più che della giocata marziana. I KTYO non si sono certo persi in fronzoli, andando a lavorare alacremente sul punto focale del gioco, ovvero il gameplay. L’introduzione dell’altisonante e ormai celebre finta del flip flap (o elastico che dir si voglia) di Ronaldinho non è che un piccolo e insignificante aspetto secondario, se confrontato con i radicali cambiamenti apportati all’azione di gioco. Niente salti mortali o implementazione di elementi sconvolgenti. Il massimo degli sforzi è stato profuso verso la limatura delle abilità e dei movimenti dei giocatori. Si registra quindi una diminuzione del controllo del pallone, della precisione dei passaggi e della mobilità dei giocatori in generale. In contrapposizione a ciò i tiri risultano più potenti e precisi, i difensori più accorti e arcigni e la velocità di gioco è stata ridotta sensibilmente. Ingredienti che presi singolarmente paiono semplici e poco rilevanti, ma il cui mix esplosivo garantisce un risultato di enorme impatto.


    Certo i perfezionamenti garantiti da WE8 e PES4 conferivano alla serie un incremento della quantità di variabili da considerare e di azioni da compiere. Purtroppo però varietà e realismo non creano necessariamente una corrispondenza biunivoca e non sempre le due cose vanno a braccetto, tanto che la maggior parte delle giocate realizzabili con i fuoriclasse non sempre corrispondono a ciò che capita nella realtà, dove sono rari i dribbling sistematici e furibondi, ma dove anche i campioni appoggiano la palla indietro per far salire la squadra. Con questo non si cerca di demonizzare questi due titoli, che fino a qualche settimana fa rappresentavano l’apice dell’esperienza calcistica trasposta in un videogame, bensì di esaltare le doti del prodotto in esame, un titolo enormemente più raffinato rispetto ai suoi due fratelli maggiori. L’armonia da iperuranio calcistico dove con un briciolo di abilità era possibile realizzare giocate degne del Pelè di “Fuga per la vittoria” o di Aristoteles ne “L’allenatore nel pallone” ha levato le tende e ha lasciato spazio al gioco spezzettato, ruvido, non teso alla subitanea verticalizzazione, allo sfondamento centrale, alla galoppata fra i verdi pascoli della fascia laterale. Non più il preponderare dei reparti offensivi fantasiosi, ma della spigolosa rudezza delle difese garantisce all’ultimo nato di mamma Konami un senso di realismo che mai prima d’ora si era riusciti a sfiorare. Non per questo gli interpreti più preparati che nella serie di WE amano compiere ogni sorta di virtuosismo, rimarranno delusi; le giocate spettacolari sono ancora possibili, ma in questo ultimo capitolo della serie sono state rese più complicate, sia dall’incremento delle capacità dei difensori, che dalle limitazioni imposte ai giocatori che si allungano la palla, sbagliano gli stop e si muovono meno agilmente. Ciò non solo ne accresce la difficoltà, ma ne aumenta esponenzialmente la soddisfazione e l’appagamento da parte dell’utente. Anche la velocità di gioco è stata ridotta drasticamente abbandonando i velocissimi scatti accompagnati da un poco credibile mulinare di gambe come in una partita vista al fast forward, per trovare un compromesso tra i ritmi di gioco di una partita di calcio vero e la limitazione dei dieci, quindici minuti del match medio trasposto sulla PS2.

    Winning Eleven 8 Liveware Evolution: un titolo che sta ad indicare sia l’introduzione dell’opzione per il gioco in multiplayer online, dedicato purtroppo ai soli utenti giapponesi, che soprattutto un’evoluzione tesa prevalentemente al gameplay, ma anche un perfezionamento di alcune caratteristiche presenti nei capitoli precedenti e meritevoli di correzione. Come la regola del vantaggio, solo abbozzata in WE7, poi limitata e aggirabile mediante furberia in WE8 e PES 4, ora approfondita e resa in maniera quasi perfetta. Finalmente la suddetta regola imbocca il binario della quasi infallibilità, e il giocatore che subisce il fallo ne potrà godere se, e soltanto se, si concretizzerà una situazione di reale vantaggio. Presente un’ulteriore chicca: se un giocatore subisce un fallo da ammonizione, ma rimane in piedi o può usufruire di una situazione di vantaggio, l’arbitro lascerà correre il gioco. Al termine dell’azione il direttore di gara metterà mano al cartellino e lo indirizzerà al giocatore reo di aver commesso il fallo. Altri piccoli miglioramenti sono stati apportati ai calci di punizione, ai corner e in generale ai cross, resi meno infallibili. Un plauso speciale va fatto al sensibile miglioramento dell’IA dei giocatori e delle squadre gestite dalla cpu che sorprendono ai livelli intermedi di difficoltà e si dimostrano ostici e sempre ben piazzati a quelli massimi.

    Molti si aspettavano anche qualche altro miracolo, indirizzato soprattutto a fattori secondari, come il database, o teso a migliorare alcune scelte poco felici in alcune modalità. Purtroppo però va segnalata l’assenza di squadre nuove o di licenze acquisite rispetto a PES 4. Il mercato è aggiornato a dicembre e, seppur meno pesanti, le sessioni per aggiornare le rose delle squadre mediante l’editor sono comunque considerevoli. Infine non è stato apportato nessun cambiamento alla Master League, nella quale elementi come i gironi a 16 squadre, l’opzione invecchiamento lasciata al caso (Shevchenko e Van Nistelrooy già dopo una sola stagione sono alla frutta) e la possibilità delle squadre gestite dalla cpu di acquistare giocatori classici (vedere l’Atalanta che acquista Maradona o Platini non è il massimo della vita), hanno fatto storcere il naso.
    .
    Vi era invece quasi la certezza matematica che l’aspetto che sarebbe stato stravolto di meno avrebbe riguardato il comparto tecnico. Da sempre i capitoli International/Evolution della serie di calcio Konami vengono lasciati quasi invariati rispetto alle versioni originali con, volendo esagerare, un lieve aumento della fluidità e l’aggiunta di una decina di animazioni in più. Non vi è traccia di niente di simile in questo WE8LE che addirittura, da un certo punto di vista regredisce. Si sa, oramai la Konami ci ha abituato a questo suo comportamento ambiguo, questo dare con una mano e togliere con l’altra, migliorare da un lato e mostrare qualche piccolo peggioramento dall’altro. Ed è con dispiacere che dobbiamo segnalare il ritorno, anche se in minima e trascurabile parte, dei rallentamenti, tanto odiati e vituperati in WE8, corretti e quasi eliminati in PES 4. Se ne sono dette tante a riguardo di questi piccoli cali di frame-rate presenti nell’ottavo capitolo per i quali sono state date le spiegazioni più disparate: dalla presenza dei fastidiosi riflessi sulle teste dei giocatori, alla troppa mobilità del pubblico, dall’introduzione dell’arbitro in campo fino all’assenza del selettore 50/60 Hertz introdotto soltanto nella sua versione europea. Certo quest’ultima rappresenta anche l’unica soluzione, dato che la minor pressione sull’aggiornamento video è l’unico modo per attenuare i problemi e alleggerire un motore grafico che mette letteralmente alla frusta l’Hardware di PS2 che tante soddisfazioni ci ha riservato ma che oltre un certo limite non può proprio andare. Ed essendo assente tale selettore in WE8LE piccoli, seppur visibili rallentamenti fanno di nuovo capolino, specie in alcuni stadi e nelle situazioni più intricate, come calci d’angolo e calci piazzati.

    Si va ad aggiungere a ciò un altro problema, quasi inspiegabile, questa volta riguardante la localizzazione. Il gioco infatti è multi-lingua per quanto riguarda il parlato con la telecronaca italiana curata ancora una volta dal duo Civoli-Sandreani, ma le scritte e i menù presentano esclusivamente la lingua nipponica. Certo non si tratta della versione International (la conversione fedele di PES 4 uscita in Giappone e USA, anche su Xbox) ma questo pare essere un alibi che non regge.

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