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Suikoden 4 - Playstation 2 (Recensione)
a cura di
Diego Modonesi (Maggio 2005)
Piattaforma: Playstation 2
Sviluppatore: KCET
Distributore: Halifax
Genere: RPG
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    7,2


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    Preparate armi e bagagli, perché per l’ennesima volta il mondo è in pericolo e chi lo può salvare se non voi?

    Nata sulla prima Playstation, dove ha deliziato i fan degli rpg giapponesi con due ottimi capitoli, e spostatasi poi su Playstation 2, la saga di Suikoden è una tra le più apprezzate e supportate dagli appassionati. D’altronde, dopo un primo capitolo godibile ed un secondo a livelli d’eccellenza, la serie prodotta da Konami ha saputo mantenere le aspettative anche con il passaggio sul nero monolite Sony, dove è stato proposto un capitolo innovativo e intrigante, caratterizzato da un sistema di narrazione ben congeniato e da una profondità assai superiore alla media. Non è difficile comprendere come questo quarto capitolo abbia generato un alto tasso d’attesa, considerati gli eccellenti trascorsi. Vediamo se Suikoden IV può essere definito a pieno titolo degno erede della saga.

    Ambientato circa un centinaio d’anni prima rispetto agli eventi di Suikoden I, questo quarto capitolo ha come protagonista indiscusso il mare. Un mare che è presente in ogni locazione di Suikoden IV, ambientato appunto su di un arcipelago di isole indipendenti. Il giocatore interpreta un giovane apprendista soldato, orfano ma protetto dalla famiglia di un suo coetano nobile, Snowe Vingerhut. Il suo desiderio è quello di servire lo stato di Gaien, entrando a far parte dell’esercito. Il gioco ci catapulta in media res, durante l’ultima battaglia di addestramento prima della cerimonia finale di investitura. I primi momenti di gioco sono caratterizzati da brevi e semplici missioni per conto del comando di guardia locale, che si rivelano purtroppo abbastanza noiose e prive di mordente. Fortunatamente, dopo questa breve fase introduttiva, il gioco rivela le sue potenzialità e le sue doti narrative, sfoggiando un intreccio profondo e appassionante. Dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, il titolo si dimostra altalenante. Alcuni personaggi, come il giovane Snowe, sono ampiamente descritti e caratterizzati, sia dal punto di vista psicologico che da quello caratteriale. Altri invece, come il protagonista, sono completamente tralasciati dalla storia ed il loro ritratto è delineato soltanto dagli atti che compiono, senza un’analisi più approfondita. Questo fattore è per certi versi giustificabile, data la presenza di ben 108 Stelle del Destino (così vengono chiamati i personaggi reclutabili), ma indebolisce inevitabilmente la buona struttura narrativa del titolo.

    Esteticamente, il gioco non brilla affatto, né per originalità, né per realizzazione tecnica. I personaggi sono caratterizzati da un numero sufficiente di poligoni, ma anche da una certa legnosità nelle animazioni. Pessima la scelta cromatica, sia per i personaggi, che per le ambientazioni. Il risultato è spesso desolante, con locations grigie e terribilmente tristi. Inoltre le texture utilizzate denotano una diffusa mancanza di definizione, risultando così sgradevoli alla vista. In molte occasioni il panorama cittadino, che dovrebbe essere vivo e animato, appare alla vista come una massa informe di colori spenti e poco definiti. Panorama cittadino peraltro completamente non-interattivo, con un numero di case ed edifici esplorabili decisamente ridotto. Si salva parzialmente la realizzazione del mare, non certo ai livelli degli ultimi videogiochi per computer, ma comunque accettabile. Discreta invece la regia virtuale nelle cut-scene, che tramite inquadrature spettacolari e sapientemente studiate riesce a dare maggior sapore epico-drammatico alle situazione. Buono invece il comparto sonoro, che seppur non eccellendo, si dimostra funzionale e piacevole. Le musiche, composte appositamente per il titolo, sono sempre adeguate alla situazione e gli effetti sonori aumentano la sensazione di “esserci”. ll doppiaggio, interamente in inglese ma supportato da una buona traduzione italiana a livello di sottotitoli, si manifesta convincente, anche se non del tutto incisivo, soprattutto per quanto riguarda alcuni personaggi secondari.

    Sul fronte del gameplay il gioco è ciò che di più classico e old-school si possa trovare nel panorama jrpg odierno. Scontri casuali, miniquest, combattimenti a turni, HP ed MP, punti esperienza, tutto ciò che rappresenta un gdr giapponese nella mente del videogiocatore comune è presente in Suikoden IV. Parlando di sistema di combattimento, è opportuno precisare come Suikoden IV ne possieda ben tre: combattimento a turno classico, duello 1vs1 e battaglia navale. Cominciamo dalla battaglia navale, che è il primo “stile” di combattimento rintracciabile nell'avventura. Essa si articola su una scacchiera, sulla quale sono posizionate le navi. E’ possibile spostarle entro un delimitato spazio di movimento e poi attaccare il nemico, basandosi sul rapporto di carta-sasso-forbice che c’è tra i vari elementi runici che potremo adottare per il nostro attacco. Il sistema è decisamente semplificato e le battaglie navali si rivelano piuttosto facili, rappresentando quindi un piacevole intermezzo tra le nostre avventure a piedi. I duelli sono combattimenti uno-contro-uno basati sul sistema della morra cinese, ma si dimostrano anch’essi elementari e poco strategici. Arriviamo infine ai combattimenti a turni, cuore del gioco. Precisiamo che anche Suikoden si basa purtroppo sul vetusto e odiato sistema degli scontri casuali. Il combattimento è quanto di più classico possa esistere: sistema a turni statico, con nemici e party fissi uno di fronte all’altro, e opzioni di interazione che rispecchiano i canoni del genere, come attacco, difesa, magie, uso degli oggetti e tecniche speciali. Tutto il sistema si basa sull’utilizzo delle rune, che possiedono proprietà elementali intrinseche e che quindi offrono questo potere a chi le equipaggia. Il sistema di crescita del personaggio è estremamente semplificato e tradizionale. Alla fine di ciascuno scontro si ottengono dei punti esperienza che fanno salire di livello.

    Nessuno degli aspetti che caratterizzano il gameplay è da criticare, ma l’insieme, soprattutto in un gioco del 2005, non è certamente ciò che ci saremmo aspettati. Tutte le novità introdotte dal terzo capitolo sono state abolite, in favore di un ritorno alla tradizione assai poco coraggioso. Esagerando un po’, ma nemmeno troppo, si può dire che il gioco sia quasi un clone del primo, vetusto Final Fantasy datato 1987. Per quanto riguarda l’esplorazione, il gioco si articola su due fasi, quella a piedi e quella sulle navi, di cui quest'ultima piuttosto frustrante. Il sistema di controllo è assai macchinoso e troppo reattivo, e conservare la rotta è spesso difficile. Inoltre le isole sono circondate da mura invisibili che fanno letteralmente rimbalzare la nave; per approdare è quindi necessario trovare il pertugio invisibile posto di fronte ai porti. Sul fronte della longevità, il titolo si può completare in poco più di trenta ore tralasciando le varie missioni secondarie. Fortunatamente, la longevità è risollevata dalle discrete sotto-quest e dalla ricerca di tutti i 108 personaggi secondari. In definitiva, Suikoden IV si rivela un titolo dalla grandi potenzialità inespresse, con una trama lineare ma appagante ed epica, un comparto tecnico decisamente sottotono e un sistema di gioco ancora attaccato a stilemi di un quindicennio fa. Non siamo contrari al vecchio stile a prescindere, non vogliamo l’innovazione a tutti i costi, anche a scapito della funzionalità di gioco, ma una così spudorata ripresa del classico non ci pare la via da seguire. Peccato, perché le premesse c’eran tutte.

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