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Lifestream - Pc (Recensione)
a cura di
Aspide Gioconda (Luglio 2005)
Piattaforma: Pc
Sviluppatore: Christopher Brendel & Unimatrix Production
Genere: Avventura
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    6,7


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    John si sveglia da un incubo: suo padre è scomparso. Chi è suo padre?

    La storia
    La storia di questo gioco ha un’ambientazione singolare, si svolge infatti in quello che potremmo definire un convento, anche se, chiesa a parte, per il resto sembrerebbe un’abitazione qualunque. Il protagonista della storia è John, ma sarebbe più esatto dire che i protagonisti sono due. Andiamo per ordine: John si sveglia da un incubo: suo padre è scomparso. Chi è suo padre? Padre Randolph Holton. Non un padre “spirituale” ma un padre vero. E come si sa, i preti cattolici, di regola, non dovrebbero avere figli. Perciò John non può rivolgersi alla polizia perché così facendo rivelerebbe un segreto poco edificante per il papà; così decide di intraprendere da solo le indagini per venire a capo della scomparsa del proprio genitore. Per farlo, si reca presso l’abitazione che Randolph condivide con altri religiosi. Ben strani, questi religiosi: uno, padre Grandl, ha una faccia patibolare e porta i capelli a coda di cavallo, un altro muore brutalmente assassinato… Strani misteri covano in quel luogo, ma verranno rivelati tutti nel filmato finale e non è qui il caso di anticiparli.

    Il gioco
    La grafica di questo gioco sembra concepita con 10 anni di ritardo, nel senso che se esso fosse uscito ben prima sarebbe apparso adeguato ai tempi, oggi no. I fondali 2D appaiono piatti, privi di corposità e schematici, con un disegno ed una colorazione fin troppo spartani. Gli ambienti da visitare sono pochi, e l'azione si svolge quasi tutta nell’ambito di alcune stanze e di un paio di locazioni esterne e in nessuno di questi ambienti si può apprezzare una grafica che abbia tenuto in considerazione un minimo di estetica e di originalità e questo vale anche per gli oggetti. Spostandosi in un ambiente, nella transizione da un’immagine all’altra si ha esattamente la visione dello scorrimento di diapositive in un proiettore e quando la transizione è animata, ancora peggio: pixel di grana grossa invadono lo schermo e fanno male agli occhi. La risoluzione di 640x480 a tutto schermo non giova di sicuro alla chiarezza e alla definizione; la visuale è scura anche impostando il monitor alla massima luminosità che però genera un effetto lattiginoso sulle immagini. Il carattere dei pochi personaggi è visivamente molto marcato: il bello, il buono, il brutto, il cattivo, sono facilmente identificabili dalla fisiognomica dei volti. Le inquadrature in primo piano sono abbastanza frequenti e rivelano una maggior cura per questo aspetto della grafica anche nella sincronia delle labbra ben realizzata. Peccato che i movimenti dei personaggi siano legnosi e rigidi, del tutto privi di naturalezza. Molte animazioni, anche ad effetto e dal contenuto suggestivo, ma purtroppo la qualità non è adeguata. Il gioco è stato effettuato con una macchina di ultima generazione, ma malgrado questo è risultato inesorabilmente lento.

    Il sonoro
    La musica di fondo che compare a tratti, è molto aderente al contenuto della storia, misteriosa, un poco angosciante, riflette la tensione emotiva che io contesto dovrebbe suscitare. Il doppiaggio è buono, forse a tratti un poco enfatizzato nei toni lugubri, ma tutto sommato anch’esso è in sintonia con il contesto. In quanto ai rumori, non paiono ben calibrati. I cassetti, le porte, gli oggetti che si aprono e si chiudono fanno un tonfo esagerato e ad un certo punto c’è un piccolo braciere che produce il rumore sibilante di un altoforno. Gli enigmi sono del tipo classico, in parte “raccogli ed usa”, in parte puzzle di vario tipo da risolvere ma nessuno di questi presenta vere difficoltà. Il gioco nel suo complesso si risolve comodamente nell’arco di 8-10 ore. L’individuazione di alcuni oggetti non è semplice, sia per la poca luminosità delle immagini, sia per il taglio delle inquadrature che non sempre offrono una visione comoda dell’insieme. Tuttavia gli enigmi sono molto intuibili e gli ambienti talmente ristretti che cercare e trovare quel che serve non è davvero difficile. C’è un labirinto, ma anche una mappa per orientarsi e l’unica difficoltà si incontra alla fine, quando bisogna cliccare molto velocemente su una serie di frasi che appaiono e scompaiono molto velocemente per scegliere quelle che compongono un brano. Però niente paura: se si fallisce si può riprendere dall’inizio. Per il resto, giochini del tipo “Tic-tac-toe”, da noi più semplicemente chiamato “Filetto”, dama cinese, cose molto semplici.

    L’interfaccia si gestisce completamente con il mouse e con il tasto “esc”. Il cursore indica le direzioni che si possono prendere usando il tasto sinistro del mouse, che si trasforma in pallina dove si può interagire. Con il tasto destro si apre l’inventario. Gli oggetti in inventario sono solitamente pochi e si usano trascinandoli sul punto interattivo. I salvataggi avvengono in una cartella in Windows e sono illimitati. Il gioco non offre opzioni, però ha il vantaggio che, una volta installato, si può giocare senza cd. In conclusione, il merito maggiore di questa avventura è nella storia, molto singolare, e nell’ambientazione che non manca di suggestione e di interesse. Tecnicamente parlando è superato, ma c’è da dire che è una produzione indipendente e che quindi certi limiti sono più che accettabili.

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