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Dagli sviluppatori di “Prisoner of War” un nuovo titolo basato su una storia vera. Seconda guerra mondiale, solo contro tutti, al di lá delle linee nemiche naziste: non sará qualcosa di giá visto? Andiamo a scoprirlo.
Durante la seconda guerra mondiale oltre 180.000 piloti alleati vennero abbattuti nei cieli nemici. Di questi, solamente 300 riuscirono a sopravvivere ed a raggiungere il territorio neutrale della vicina Svizzera. Indovinate un pó chi dobbiamo impersonificare in questo titolo? Esatto, il tenente William Foster, uno dei potenziali sopravvissuti. Come potete vedere l’antefatto del gioco è semplice e diretto: del resto sulla seconda guerra mondiale sono state scritte milioni e milioni di pagine ed i ragazzi della Oxygen non sono di certo pagati per fare gli scrittori.
Altrettanto semplice e veloce è l’introduzione del gioco: pochi fumetti stile supereroi Marvel anni ’80 (veramente ben fatti) ci fanno rivivere i momenti finali del nostro ultimo combattimento aereo. Ci hanno colpito, abbiamo perso un’ala, un motore è in fiamme: non ci rimane altro da fare che lanciarci col paracadute. Atterriamo. Tanto per cambiare ci troviamo nella situazione del lupo solitario, solo contro tutti, precipitato sul suolo nemico: portare a casa la pelle non sará certo un gioco da ragazzi. Beh, che dire, le premesse sono buone: la grafica dei fumetti introduttivi è davvero azzeccata e ben fatta (anche se qualcuno di noi potrebbe lamentarsi per la mancanza di un bel filmato introduttivo pieno di fuoco e fiamme!), la situazione è di quelle adrenaliniche, speriamo che le aspettative non vengano deluse. Notte, freddo, i resti del nostro aeroplano bruciano a pochi metri da noi. Iniziamo a muoverci sul terreno con cautela, dettata anche dalla necessità di imparare i comandi di gioco. Come ci ha insegnato la spia Sam Fisher, negli “Stealth” la maggior parte dei comandi viene impartita da tastiera. Purtroppo peró in Pilot Down – Behind enemy lines, non possiamo intervenire sulle opzioni per configurare i controlli a nostro piacimento. Una scelta strana da parte degli sviluppatori, che ci porterá ben presto a storcere il naso. Tale difetto, sorvolabile dalla maggior parte dei giocatori, diventa un handicap vero e proprio per i mancini. La maggior parte dei comandi, infatti, sono concentrati nella parte sinistra della tastiera, zona dove i mancini piazzano (generalmente) il mouse. Un’eccessiva vicinanza tra i dispositivi di input che, in alcuni passaggi del gioco, potrebbe rendere ingestibile il controllo del tenente Foster. Forse i ragazzi della Oxygen si sono fatti prendere dall’ambientazione storica del titolo e sono tornati ai tempi in cui le “mani sinistre” venivano corrette!
Ma passiamo oltre. Il nostro personaggio dispone di due barre di diverso colore: l’immancabile energia (in rosso) ed un’innovativa barra “resistenza” (in blu). Quest’ultima si riduce a fronte di condizioni metereologiche avverse, freddo, guadi in acque gelate, notti all’addiaccio e cosí via. Oltre al fuoco nemico dovremo, quindi, stare attenti a quelle situazioni che possono minare il nostro fisico. Fortunatamente pochi secondi vicino ad un fuoco o del cibo caldo (cotto sul fuoco stesso!) ci rimetteranno in piena forma. L’idea è originale e potrebbe dare all’avventura un tocco di realismo in piú. In realtá è stata mal sfruttata dagli sviluppatori dal momento che entriamo in riserva (quasi) sempre nel bel mezzo di un combattimento a fuoco: situazione irritante piú che coinvolgente. Dopo aver preso confidenza con le “solite” azioni tipiche degli adventure (correre, chinarsi, procedere lentamente, appiattirsi, distrarre il nemico), siamo pronti per il nostro primo scontro. Ci avviciniamo furtivamente alle spalle del nemico, lo soffochiamo cingendogli il collo con un braccio, lo trasciniamo dietro una roccia per non essere scoperti e ritorniamo sul luogo del delitto per fare incetta di armi. Purtroppo il nostro primo combattimento ci riserva un amara sorpresa: il nostro alter ego non puó appropriarsi delle armi nemiche! Una scelta che riduce ulteriormente il realismo del titolo, abbassando drasticamente il voto di Pilot Down (che il “Down” del titolo sia di cattivo augurio).
Proseguendo nello svolgimento del gioco, purtroppo, le cose non migliorano: il titolo non apporta niente di nuovo né di originale. La componente RPG di crescita delle abilitá del nostro eroe risulta ininfluente al fine dello svolgimento del gioco; ed anche la componente strategica non è all’altezza di altri titoli del genere (in primis quello Sprinter Cell con cui tutti gli “Stealth” si trovano a dover fare i conti!). Spesso e volentieri, infatti, è molto meglio (e soprattutto piú sbrigativo) arrivare armi in pugno e fare una strage, anziché perdere tempo avvicinandosi furtivamente e silenziosamente alle spalle dei nemici.
Grafica ed Audio
Non appena vestiti i panni del tenente William Foster la grafica ci sembra buona. Infatti le ambientazioni 3D, gli sfondi 2D e tutto ció che ci circonda (il nostro aeroplano abbattuto, il fuoco, gli alberi, il cielo stellato, le case in lontananza, …) sono rese alla perfezione. Sfortunatamente alle prime interazioni del nostro alter ego virtuale con oggetti o personaggi, appaiono difetti grossolani che difficilmente riusciremo a digerire. Alla prima discesa che ci troveremo ad affrontare, per esempio, vedremo i nostri piedi scomparire “inghiottiti” dal terreno. Molto probabilmente l’intenzione dei ragazzi della Oxygen era quella di riprodurre l’effetto “erba alta”, in realtá il risultato è molto piú simile a “sabbie mobili”: situazione che non contribuisce di certo al realismo del titolo. Se questi difetti potevano essere accettati anni fa (al tempo dell’uscita di Tomb Rider per intenderci), oggigiorno sono imperdonabili. Anche l’audio contribuisce ad abbassare il voto finale del titolo. Le musiche di Pilot Down hanno il giusto spessore ed i toni cupi di cui una simile avventura necessita. Il problema risiede nel fatto che sono spesso distaccate dall’azione: in momenti tranquilli aumentano improvvisamente d’intensitá, facendoci sobbalzare per la paura d’un potenziale nemico di cui, in realtá, non c’è traccia. E viceversa.
Dalle stelle alle stalle
I ragazzi della Oxygen sono gli stessi sviluppatori di quel “Prisoner of War” che, solamente due anni or sono, ci ha regalato numerose ore di divertimento. Come sempre accade in situazioni come queste, riconfermarsi è molto piú difficile che uscire dall’anonimato e presentare un buon gioco (come successe appunto due anni fa con POW). Tanto piú che i programmatori hanno riproposto un’ambientazione identica a quella del loro precedente titolo, senza peró apportare niente di nuovo: né graficamente, né dal punto di vista della giocabilitá. Sviluppatori conosciuti, storia tratta da un episodio realmente accaduto: Pilot Down - Behind enemy lines aveva tutte le carte in regola per essere un buon titolo. Peccato che le aspettative siano state deluse.
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