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Sembra che i ragazzi della Black Bean abbiano sviluppato un morboso attaccamento alle storie di guerra. Questa volta è il turno della Seconda Guerra Mondiale, portata sui nostri monitor sotto forma di Risiko virtuale.
L’introduzione del nuovo titolo Leader è affidata a veri e propri filmati di repertorio che ci accompagnano nelle fasi iniziali del conflitto che ha dominato il palcoscenico internazionale dello scorso secolo. Le immagini degli Zero giapponesi, dei Panzer tedeschi, dei fieri piloti alleati che si levano in volo dalle colossali portaerei, ci terranno compagnia nelle scene introduttive di questa nuova fatica dei ragazzi della Black Bean. L’idea di utilizzare filmati originali dell’epoca per introdurre il gioco non soltanto è ottima, ma è anche stata perfettamente realizzata dagli sviluppatori. Mentre sullo sfondo scorrono le immagini, in primo piano si susseguono i nomi degli addetti ai lavori che hanno contribuito alla realizzazione di World at War. Il risultato finale è notevole: durante l’introduzione si ha l’impressione di essere di fronte ad un documentario sulla Seconda Guerra Mondiale. Quasi che, dopo il quarto titolo bellico, il secondo sulla Seconda Guerra Mondiale, i ragazzi della Black Bean si siano elevati ad esperti del genere. Al di là di questa considerazione, l’effetto è davvero ottimo e ci predispone nel migliore dei modi a buttarci nella mischia.
Attacco il Siam dalla Cina
Chi, almeno una volta nella vita, non ha mai pronunciato questa frase? Nottate intere a sperare in un triplo sei dei dadi per sbaragliare definitivamente la resistenza avversaria. Sì, il nuovo titolo della Leader si presenta in tutto e per tutto come un’evoluzione digitale del classico Risiko. Dopo aver scelto l’esercito da comandare tra i cinque a disposizione (Germania nazista, Unione Sovietica, impero del Sol Levante, Alleati e Repubblica Popolare Cinese) ci appare, infatti, una cartina del Mondo suddivisa nei diversi Stati. Come avviene nel gioco da tavolo, anche in World at War ogni Territorio è controllato da uno schieramento che, su questo, dispone di forze armate più o meno consistenti. Le unità militari si suddividono in unità di terra, di mare e di aria ed all’inizio del proprio turno ogni giocatore effettua i necessari spostamenti. Sarà, quindi, possibile portare rinforzi nei Territori scarsamente presidiati, oppure scatenare battaglie sul suolo nemico, nella speranza di sottrarre Stati all’avversario. Per quanto riguarda la gestione di “forze fresche” da utilizzare in battaglia, gli sviluppatori hanno lasciato il giocatore libero di scegliere se occuparsi direttamente della produzione di risorse da investire nell’industria militare, o se, viceversa, delegarla al computer. In questo modo, scegliendo di affidarci al processore per quanto riguarda la raccolta delle risorse, saremo liberi di dedicarci completamente a pianificare al meglio la strategia vincente. Studiata a tavolino la migliore tattica possibile e dislocati sul territorio i nostri uomini, possiamo passare alla fase di combattimento vera e propria. A dire il vero durante questa fase le nostre possibilità di manovra sono praticamente nulle, dal momento che l’esito finale del combattimento dipende completamente dalle scelte effettuate in precedenza. Sono sicuro che la maggior parte di noi valuterà negativamente questa decisione degli sviluppatori. Infatti, se da un lato è indubbio che la battaglia vada studiata e ristudiata a tavolino, è anche vero che un buon condottiero è in grado di effettuare cambiamenti in corsa e portare il proprio esercito alla vittoria nonostante un eventuale e possibile sbandamento iniziale. Infatti ci accorgeremo ben presto che, per quanto abili strateghi ci mostreremo, l’esito della battaglia dipende (quasi) esclusivamente dal numero di unità militari schierate.
Grafica ed audio
World at War è in tutto e per tutto una rivisitazione virtuale del classico Risiko. E’ logico aspettarsi che, in un simile titolo, il reparto grafico rivesta un ruolo secondario. Forti di questa certezza, i ragazzi della Black Bean non si sono per niente impegnati in questa sezione, ed il risultato è infelicemente evidente. Una grafica scarna, semplicistica, un 2D statico che arriva addirittura ad infastidire durante le fasi di combattimento vero e proprio. Un minimo d’attenzione non avrebbe di certo guastato dal momento che, come dice il proverbio, “anche l’occhio vuole la sua parte”. Un vero peccato, ancor più se si considera che non veniva di certo richiesto un lavoro sovrumano, ma, semplicemente, di un minimo d’animazione durante le fasi della battaglia. Quello che non è stato fatto a livello grafico, viene recuperato a livello audio. Le musiche, maestosamente cupe, sono infatti allineate alla perfezione al genere del titolo, e contribuiscono ad immergere totalmente il giocatore nel background bellico. A dire il vero anche il reparto sonoro poteva essere meglio gestito, dal momento che le musiche arrivano ben presto a ripetersi, mentre i SFX risultano a dir poco ridicoli. Tuttavia, nel complesso, il reparto audio merita la piena sufficienza, cosa che non avviene a livello grafico.
Concludendo
Con questo nuovo titolo i giovani sviluppatori della Black Bean mostrano una morbosa predilezione per il genere bellico. Gary Grigsby’s World at War è un gioco ben sviluppato dal punto di vista della giocabilità e della longevità, grazie al buon lavoro svolto sia a livello di strategia militare, sia a livello di AI nemica. Purtroppo lo scarso livello grafico limita fortemente il voto di un titolo che, anche solo per l’ottima idea di aver portato sui nostri monitor una versione aggiornata del classico Risiko, avrebbe meritato qualcosa in più della semplice sufficienza. Se siamo disposti a chiudere un occhio e dedicarci completamente alla strategia militare, il titolo sarà in grado di regalarci buone soddisfazioni; se al contrario non riusciamo proprio a digerire la grafica eccessivamente naif degli sviluppatori è meglio indirizzare i nostri capitali verso altri giochi.
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