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Immaginate un'isola tropicale dal clima temperato, il sole che accarezza dolcemente la superficie dell’acqua rendendola ancor più cristallina di quanto non lo sia già, file interminabili di ombrose palme che costeggiano la chilometrica distesa di bianca sabbia e una leggera e rilassante brezza che scompiglia lievemente la vostra chioma portandovi in uno stato di assoluta tranquillità. Immaginate tutto questo, ma tralasciate pure l’ultima parola…
L’anteprima di qualche settimana fa lasciava presagire un titolo divertente e immediato anche se lontanamente paragonabile ad altri action disponibili per console. Ora che abbiamo avuto modo di provare a fondo la versione definitiva di Just Cause, siamo ben lieti di illustrarvi in modo dettagliato e ancor più critico, il nostro diario di viaggio della splendida ma pericolosa isola di San Esperito. Da che mondo è mondo, ogni spia o agente segreto che si rispetti deve affrontare almeno una volta nel corso della sua onorata carriera, la disputa con il supercattivo di turno che tenta con ogni illecito mezzo di realizzare il sogno di una vita, la conquista del pianeta. Compito arduo ma di ineccepibile importanza cercare di fermarlo riportando pace e tranquillità con il giusto riconoscimento da parte dei governi mondiali. Formula trita e ritrita che riesce nonostante la sua pateticità a incollare lo spettatore alla poltrona, che si tratti di un comodo e confortevole divano di casa con un pad in mano o il disagevole sedile di un cinema mentre si sgranocchia spensieratamente una maxi porzione di pop corn. Il fascino dell’agente segreto impegnato in missioni al limite dell’impossibile raramente fallisce ed è così che i ragazzi di Avalanche Studios mettono a tiro il loro piano, sviluppando il loro prodotto più importante ma anche l’ennesimo action in terza persona visto e stravisto con un personaggio di indubbio carisma e vagonate di sezioni adrenaliniche degne del miglior James Bond o Ethan Hunt.
La calma piatta di San Esperito è scossa dall’improvviso clima dittatoriale che ha prepotentemente sostituito la pacifica forma governativa che da anni amministrava l’intera isola. El Presidente, cinico e temerario dittatore di San Esperito, ha difatti messo in cantiere un misterioso quanto losco commercio di uranio arricchito con la svenevole giustificazione di rendere l’isola indipendente grazie alla costruzione di numerosi impianti energetici. Tutto nelle migliori intenzioni insomma, se non fosse per un irrilevante particolare nonché il vero ed unico scopo di tale traffico, ossia la progettazione celata della solita arma atomica che ha un unico ed inequivocabile scopo, quello di ridurre a ferro e fuoco il pianeta. I legittimi bastoni tra le ruote questa volta hanno il nome di Rico Rodriguez, giovane agente speciale mandato in missione dalla Cia per sventare il diabolico piano grazie all’aiuto di isolani agganci e inaspettati alleati.
La rocambolesca sequenza iniziale rigorosamente interattiva, prevede l’atterraggio in paracadute dopo esserci lanciati sprezzanti del pericolo e delle vertigini da un piccolo aereo proprio a pochi metri dalla costa. Il controllo di Rico avviene in volo, dove potremo virare a destra o sinistra ed esibirci in un appariscente salto nel vuoto semplicemente chiudendo il paracadute con conseguente tuffo olimpionico da guinnes dei primati. Come arrivare alla spiaggia ha ben poca importanza, è però strettamente necessario conquistarla il prima possibile, perché sulla battigia è in ballo un incessante sparatoria da parte di alcuni scagnozzi di El Presidente contro un vostro amico di vecchia data che non aspetta altro che il vostro prezioso contributo. Una volta atterrati e dopo esserci un attimino ricomposti, tiriamo fuori i ferri del mestiere e mostriamo di che pasta siamo fatti. Just Cause è essenzialmente uno sparatutto, contornato da piacevoli sezioni alla guida di svariati mezzi, caratteristica peculiare ormai di ogni gioco d’azione che si rispetti. Ogni mezzo reperito potrà essere conquistato, che si tratti di motoscafi, furgoni, camion o moto; in questo modo lo spostamento da un accampamento all’altro sarà non solo più veloce ma estremamente più divertente e frenetico. A seconda delle situazioni capiterà di stare al volante cercando di seminare i nostri inseguitori o di tenere a bada i nemici usando delle mortali postazioni fisse situate sui fuoristrada opportunamente confiscati mentre un nostro alleato si cimenta alla guida del mezzo.
Durante la nostra avventura saremo continuamente contattati via radio da altri due agenti in incognito sull’isola, tali Cane e Sheldon che non mancheranno di informarci su punti deboli, numero di uomini e tattiche per assaltare i numerosi assedi nemici situati sull’isola. La ripetitività dell’azione tuttavia comincia presto a farsi sentire e le sparatorie appiedate, condite dai mirabolanti e cinematografici inseguimenti stancano ben presto a causa soprattutto di missioni del tutto simili tra di loro e una linearità di fondo assolutamente inammissibile considerando la vastità dell’isola, interamente esplorabile solo se si mette da parte la missione in corso. Ci troviamo quindi ad avere un intera isola perlustrabile con ettari di rigogliosa foresta e non poter interagire come avremmo voluto, tralasciando l’esplorazione in favore di continui inseguimenti con percorsi prestabiliti e con rari accenni a bivi e diramazioni.
Se osservare il panorama dal picco di un monte, cimentarsi nel parapendio sorvolando l’intera isola a più di qualcuno può far ricordare la splendida sensazione già provata con il mai troppo apprezzato Transformers, Just Cause ha punti in comune soprattutto con titoli del calibro di Max Payne o il recente Total Overdose da cui prende la spettacolarità dell’azione in primis aggiungendo l’utilizzo dei mezzi e la possibilità di cambiare veicolo letteralmente al volo saltando da un auto in corsa all’altra, aspetto coreografico già apprezzato in 187 Ride Or Die o in Pursuit Force su PSP. Tecnicamente parlando la situazione si diversifica parecchio da console a console, la versione PS2 da noi provata appare in alcuni casi un pò troppo scarna e povera di dettagli soprattutto se confrontata con il pregevole adattamento per Xbox 360, con effetti luce di alta qualità e una risoluzione senza eguali. Fondamentalmente però si tratta dello stesso gioco; ricordiamo che Just Cause nacque innanzitutto per le console di ormai vecchia generazione, successivamente convertito per l’ultima nata di casa Microsoft.
Graficamente non fa gridare al miracolo, ma il titolo Avalanche punta sulla freneticità dell’azione regalando almeno per le prime ore di gioco, adrenalinici inseguimenti e furibonde sparatorie. Se si passa sopra ai vari difetti e mancanze grafiche, clipping, texure scialbe e animazioni non proprio fluide, Just Cause può offrire qualche ora di sano e spensierato divertimento pur non eccedendo in originalità e spessore. Se invece possedete una ruggente Xbox 360 e di agenti segreti non potete proprio farne a meno, il nostro consiglio è quello di giocarlo in high definition con secchiate di poligoni in più ed effetti luce da far strabuzzare gli occhi.
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