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Poster of Kin-dza-dza!

Kin-dza-dza! (1986)

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Trama

In una surreale fusione tra ordinario e straordinario, "Kin-dza-dza!" ci trascina in un'odissea fuori dal comune dove il confine tra il familiare e l'incredibile si affievolisce. I protagonisti, l'ingenuo "Zio Vova" e il malinconico violinista "Gedevan", si imbattono per caso in uno strano vagabondo che, con un enigmatico congegno, li trasporta involontariamente sul distante pianeta di "Pluke" nella galassia "Kin-Dza-Dza". Questo mondo arido e desertico, apparentemente privo di vita, è popolato da esseri che, somigliando sorprendentemente agli umani e decifrando misteriosamente il russo, comunicano in prevalenza attraverso un linguaggio telepatico di sole 11 parole. Pluke è un paradosso vivente, un conflitto tra avanzamento tecnologico e arretratezza sociale. La civiltà plukiana, pur eccellendo nella viaggi astrali e nell'armamento, mostra una crudele immaturità nelle dinamiche sociali: una società divisa tra l'élite dei "Chatlaniani" e la classe inferiore dei "Patsak", distinte da un semplice dispositivo che emette luci di colore diverso. In questo contesto distopico, il banale acquista un valore impensabile: i fiammiferi terrestri, o meglio il fosforo delle loro teste, diventano una preziosa moneta di scambio, stimata in migliaia di "chatles". Mentre Zio Vova e Gedevan percorrono questo territorio tanto strano quanto pericoloso, la loro avventura si trasforma in uno specchio deformante della nostra realtà. "Kin-Dza-Dza!" intreccia il bizzarro con il familiare, fondendo estetiche cyberpunk con incisive riflessioni sociali. Il film offre una cascata di risate, mescolata a una sottile malinconia e una riflessione filosofica che si insinua dolcemente. Questo è il loro viaggio: irto di pericoli, intriso di assurdità, e pervaso dalla disperata ricerca di un ritorno a casa.