Nelle cupe mura del carcere di San Onofre, un'ex forza dell'ordine, Miguel Palacios, interpretato da Juan Minujín, si nasconde sotto le mentite spoglie di Pastor Peña, un detenuto con un fascicolo criminale inventato. Il motivo che lo spinge a varcare la soglia di questo inferno è una missione clandestina: infiltrarsi nella mafia che opera tra le celle e i corridoi, una rete malefica di reclusi e guardiani corrotti, detentori di un segreto agghiacciante - il rapimento della figlia adolescente di un giudice di spicco della nazione.
Obbligato da un debito morale verso il giudice disperato, Miguel è incaricato di smascherare i rapitori e individuare il nascondiglio della giovane prigioniera. Man mano che si addentra nel ventre oscuro del penitenziario, guadagna la fiducia dei suoi pericolosi abitanti, destreggiandosi in un mondo dove sopravvivere è l'unica legge che conta. Tra le sinistre figure che lo attendono, si annoverano il dominatore del carcere, il Sovrintendente Gerardo Romano, l'astuta psicologa sociale, Martina Gusmán, e il burattinaio di questo macabro spettacolo, Claudio Rissi, un detenuto venerato che comanda il penitenziario dall'interno.
Miguel riesce nell'intento di liberare la ragazza, ma la sua missione prende una piega pericolosamente imprevista quando viene tradito e spogliato della sua falsa identità. Imprigionato come un comune detenuto nel labirinto di violenza, la sua vera identità ignota e circondato da individui molto più mostruosi dei criminali ordinari, si trova di fronte a una realizzazione sconvolgente: l'unica sua via di salvezza è la fuga. Con la vita appesa a un filo, Miguel deve ingegnarsi per eludere i suoi carcerieri, riconquistare il suo nome e liberarsi dalla morsa sinistra di El Marginal.