Immancabile fascino suburbano e voci di quartiere si intrecciano nella quotidianità dei piccoli Hayashi e dei loro vicini, nel vivace scenario periferico di Tokyo degli anni '50. "Buon giorno" ci porta nel cuore di una comunità dove il pettegolezzo regna sovrano e ogni gesto fa onda in un complesso residenziale dove tutti si conoscono.
I fratelli adolescenti Minoru e Isamu, assieme ai loro genitori e alla zia, vivono un'esistenza semplice ma curiosa, affascinati dal nuovo intrattenimento del secolo: la televisione. Il piccolo schermo, però, è visto con sospetto dagli adulti Hayashi, come una minaccia ai valori tradizionali e un'inutile spesa.
Quando i giovani Hayashi e i loro amici Kôzô e Zennosuke si incantano di fronte all'unico televisore del vicinato, scatta la scintilla di una ribellione silenziosa. I fratelli intraprendono uno sciopero della parola, rifiutandosi di comunicare con gli adulti in un tentativo disperato di far breccia nel cuore e nelle finanze dei loro genitori. Il loro mutismo diventa un uragano che porta scompiglio tra le casalinghe, già alle prese con il mistero di una somma di denaro sparita.
Con una delicatezza narrativa che sfuma nell'umorismo, "Buon giorno" esplora come la comunicazione, o la sua assenza, assuma un ruolo cruciale nelle dinamiche di una comunità. La protesta dei ragazzi si riflette non solo nei loro desideri ma anche nelle relazioni tra gli adulti, avvicinando inaspettatamente due anime solitarie.
Il silenzio dei giovani riuscirà a conquistare il tanto agognato televisore? O sarà il catalizzatore di ulteriore disordine nel loro piccolo mondo? Assistiamo a un affresco umoristico e ribelle, un gioco di sguardi e parole non dette che intesse la vita di un quartiere giapponese alla vigilia di un'epoca moderna.