Don Birnam è un uomo sospeso tra il genio e l'autodistruzione. La sua penna un tempo promettente, che aveva assaporato un precoce assaggio di gloria su le pagine di una rivista di prestigio, ora giace inerte, sopraffatta dall'oscura morsa dell'alcolismo. Mentre la sua vita si sgretola sotto gli occhi impotenti di suo fratello Wick, faro di stabilità, e della sua devota fidanzata Helen, incontrata sotto i fasti di un teatro d'opera, Don si lascia consumare da una spirale autodistruttiva lunga quattro giorni di oblio etilico.
Un'imminente fuga dalla grande città, una potenziale tregua dal suo quotidiano incubo urbano, si trasforma in una discesa negli inferi quando Don, armato di un biglietto da $10 rubato, si rifugia tra le braccia della sua oasi: il negozio di liquori e il bar che considera una seconda casa. Tra i sorsi di distillato, emergono frammenti di una vita segnata dal rimpianto e dalla perdizione, ove ogni sorso è un ricordo di ciò che poteva essere e non è stato.
Le sue storie, confidate a un barista compiacente e agli avventori occasionali, raffigurano il ritratto struggente di un uomo intrappolato nel labirinto della sua dipendenza. L'amore incrollabile di Helen e il suo disperato desiderio di vederlo risorgere risuonano come un triste contrappunto nel corso della sua caduta nel baratro.
"Giorni perduti" tesse una cruda tela di passione e pentimento, un viaggio sul filo del riscatto e della rovina, che cattura lo spettatore nella domanda sospesa: sarà questo l'ultimo valzer di Don con il suo demone in bottiglia, o riuscirà a trovare la forza per un nuovo inizio?